Quando le donne in travaglio si imbattono, per esempio, in operatori sanitari che non prestano attenzione ai bisogni emotivi ma si limitano a quelli clinici, è possibile che le partorienti interpretino questo modus operandi come una mancanza di rispetto o addirittura, in alcuni casi, come una forma di abuso.

Il modello medico, inoltre, ha tradizionalmente suddiviso il travaglio in fasi in base a fenomeni meccanici o fisici come la dilatazione della cervice e l’uscita della testa del bambino. L’esperienza emotiva, essenzialmente soggettiva, del travaglio, però, non è necessariamente conforme ai cambiamenti del corpo.

Per la maggior parte delle donne il parto è un’esperienza arricchente che dà loro fiducia nella propria capacità di affrontare le sfide della maternità. Quando, tuttavia, le partorienti devono affrontare complicazioni inaspettate durante il parto, come ad esempio, un rinvio di emergenza a cure ostetriche, un parto assistito o un taglio cesareo non pianificato, nella loro psiche si possono produrre reazioni emotive negative che possono eventualmente avere conseguenze post partum rilevanti.

È importante notare come le donne che desiderano e programmano un parto in casa sembrano avere meno preoccupazioni per i problemi di salute, meno paura del parto e un maggiore desiderio di autonomia personale.

Il travaglio e il parto portati a compimento senza problemi producono benefici evidenti sulla salute mentale delle madri, oltre che in termini di benessere fisico. È fondamentale, quindi, ottimizzare il parto fisiologico il più possibile per tutelare la salute mentale materna. I benefici di questo processo possono essere massimizzati attraverso il supporto fisico, emotivo e sociale.

Redazione Ostetrica

Fonti: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/30341110/